Vita di un io

1. Come sei diventato scenografo. Sogno di bambino o per caso?

Rincorro un sogno di bambino mai cresciuto ancora oggi, un sogno che durerà una vita come tutte le passioni o i grandi amori. Sono cresciuto in un piccolo paese di Calabria “San Vito sullo Jonio” grazie al talento di mio padre per la pittura già a 5 anni imbrattavo tele, un giorno vidi i grandi fondali ch’egli stava realizzando per una opera religiosa della pasqua “la passione di cristo” restai impressionato, erano bellissimi ed evocativi… avevo l’impressione di poterci entrare dentro tanto erano grandi quanto io piccolino, ero affascinato dall’effetto prospettico e dai colori. Ecco quella è stata la scintilla che ha condizionato tutta la mia vita, scelsi liceo artistico, accademia di belle arti, scuola di scenografia con Antonio Capuano adesso regista di fama. Una volta finiti gli studi nel 1988 a Catanzaro capì ben presto che per quanto bella la Calabria non offriva niente di quello che cercavo. Presa la prima di una lunga serie di delusioni decisi a malincuore di “emigrare” lasciavo la mia casa, i miei affetti, dei posti meravigliosi che fino ad allora mi avevano ispirato. Ma partivo carico di sogni e buoni propositi e tanta voglia di imparare, passarono molti anni e malgrado i sacrifici non riuscivo ancora ad esprimermi. Adesso quì dovrei parlarti della crisi del nostro cinema, di come sia oggi “lobbyzzato”da incompetenti che con tutto hanno a che fare meno che con l’industria audiovisiva, faccendieri, imbroglioni, organizzatori e registi inventati e autoproclamati, che credono di arricchirsi trovando l’allocco finanziatore che siano finanziamenti statali o privati. Insomma una lista interminabile…. ma questo rispecchia l’andamento di tutta l’Italia, un paese vecchio dove i giovani passano la vita a fare praticantato per poi ritrovarsi anch’essi vecchi.
Ti racconto un aneddoto. Su un film recente un collega più anziano ed illustre che aveva fatto il cinema quando c’era il cinema, mi disse che io ero preparato, perché sapevo disegnare, progettare al computer, conoscevo le nuove tecnologie, riuscivo a formare e dirigere una squadra di costruttori, a gestire il budget, ecc… e non si spiegava come mai io ancora a 45 anni non avessi firmato film di successo, N.B.(film di successo sarebbero quelli che vincono i premi) Oggi se vuoi rincorre un sogno in Italia e non provieni dalla “casta”ho capito che devi essere preparato e competente ma attenzione a non evidenziarlo troppo, disponibile, servile, umile, devi proporre ma non troppo per non urtare la “sensibile genialità”di chi stà pensando alla soluzione, insomma consiglio di prendere anche una laurea in psicologia prima. Malgrado questo deludente quadro, ho continuato a studiare, questa è una professione in evoluzione, ieri c’era la matita, oggi anche il computer, ho passato molto tempo della mia vita a studiare, a prepararmi prima di cercare di esprimermi al massimo delle mie capacità, mi sono impadronito delle nuove tecnologie, ciò mi è costato molto tempo e sacrifici economici, perché avevo le spese di mantenimento e nessuno che mi aiutasse. Oggi però sono pronto ma è vero che ho già 45 anni…
Ti esprimo una condizione comunque familiare a molti altri giovani talenti frustrati da un sistema poco meritocratico. Una volta era più facile, non c’era la crisi e tutta questa concorrenza. Gli anni della dolce vita, di cinecittà, l’Italia era diventata un polo importante della cinematografia internazionale, gli scenografi italiani erano pochi, richiestissimi e molti film da girare per il cinema, adesso soffriamo una condizione miserabile, di accattonaggio artistico, senza più un futuro per i giovani, purtroppo non vedo attualmente all’orizzonte nessuna soluzione, la crisi del cinema è un sintomo grave, che deve indurre a riflettere ad una malattia culturale che noi giovani ci apprestiamo a ricevere in eredità, saremo capaci di risollevarci?

 2. Come intendi il lavoro di scenografo. Più arte o artigianato?

É entrambi, un artista è anche un artigiano, l’espressione artistica si completa con una conoscenza profonda dei mezzi e dei materiali necessari per esprimersi, noi scenografi disegniamo le scene, poi ci viene chiesto una proiezione dei costi, quindi dobbiamo conoscere i materiali per la realizzazione, i tempi, il personale occorrente.

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3. Nella tua carriera hai lavorato per la pubblicità, per la televisione e per il cinema. Come cambia l’approccio a seconda del prodotto finale?

Credo che per noi l’impegno sia uguale, la differenza forse la trovo per i ritmi di lavoro, che di sicuro sono molto più sostenuti nel cinema, c’è più coinvolgimento di tutte le parti interessate, ti ritrovi a volte a lavorare senza sosta anche di notte, a progettare e produrre in tempi brevi per via dei costi maggiori, sei più sotto pressione, ti devi relazionare con molte figure, direttore di fotografia, regia, produzione. Tutto deve essere perfetto per il ciak, poi se sei in trasferta, magari all’estero, diventa una full immersion nel film. Ti alzi e sei a colazione con la troupe, così anche a pausa pranzo e a cena, spesso si finisce la giornata parlando di ciò che si farà domani sul set, i legami e l’affiatamento con la troupe sono più profondi, scopri gli altri e te stesso, la tensione è tanta, in misura della responsabilità che ti sei assunto, ci sono in gioco molti soldi che si bruciano nel giro di poche settimane, e spesso il budget maggiore è proprio quello della scenografia, quindi hai gli occhi del produttore puntati addosso, a questo punto o sai quello che fai o sei finito.

 4. Sei reduce dal Dracula 3D di Dario Argento, lavoro che probabilmente darà non poca risonanza al tuo lavoro. Come è nata la collaborazione con Argento?

E’ nata tramite la produzione con cui collaboro come scenografo da molti anni, quella di Gianni Paolucci, egli portò me come scenografo e Argento portò Antonello Geleng. All’inizio si era creata una situazione per me un po’ imbarazzante, perchè ero considerato da Argento come l’assistente di Antonello, il clima non era dei più rosei, non mi era permesso comunicare con il regista, per questo era stato designato invece Geleng. Dopo il cambio di location, dall’Ungheria al Piemonte, le cose iniziarono a mutare. Ci rendemmo conto che a Biella e Torino malgrado avessimo trovato un bellissimo borgo da riadattare vicino Biella di nome “Ricetto di Candelo” (nella sceneggiatura è “il paesello vicino al castello di Dracula”) mancavano comunque molte altre location, e a soli 20 giorni dall’inizio delle riprese. Il film era in pericolo di slittamento di date, ma con i contratti chiusi di alcuni attori e le date già stabilite sarebbe stato difficile.
A questo punto il produttore Paolucci mi incaricò di prendere la situazione in mano e iniziare a costruire alcuni dei set. Per dare il tempo intanto ad Antonello di cercare altrove le location mancanti.
Nel giro di una settimana avevo formato un gruppo di 11 persone con alcuni artigiani locali tra cui vorrei citare il bravissimo Sergio Verna, il mio capo costruttore, meglio conosciuto come il lutaio di Ricetto di Candelo. Avevamo impiantato un laboratorio volante di scenografia all’interno di una ex-fabbrica e iniziato la costruzione dei primi set. Il film finalmente iniziava a prendeva vita.

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5. Cosa ti ha chiesto di realizzare Argento? Cosa cercava e quindi cosa vedremo nelle scene del vostro Dracula?

Dopo i primi sopralluoghi di Argento presso il nostro laboratorio, egli si rese conto che potevamo realizzare qualsiasi cosa, da allora ci arrivarono continue richieste di costruzioni di set che prima erano considerate naturali. E così mi ritrovai a progettare anche di notte e la domenica, per poi costruire in tempi rapidissimi. Con Antonello ci siamo divisi i compiti, lui aveva capito il mio impegno e la responsabilità che mi ero assunto, e quindi mi aiutava facendo da interfaccia con Argento sul set, che non è cosa da poco per chi conosce il carattere di Argento.

6. Qual è stata la cosa più difficile da realizzare?

Abbiamo realizzato molte cose difficili, la più complessa di tutte credo sia stata la cripta sotterranea, una costruzione dove abbiamo dovuto rendere un aspetto sinistro di una cripta scavata dentro la roccia con molte tombe, la grande caserma, dove Dracula compie un massacro, la prigione di Renfield.
Poi ti posso dire che l’abbiamo distrutta come quasi tutto il resto per lasciare il posto alla costruzione del manicomio di Carfax lungo più di 30 metri e questo solo in 3 giorni perché avevano ritardato le riprese di un giorno sul piano di lavorazione, è stata un massacro, anche perché Argento volle delle modifiche importanti di restringimento dopo che avevamo già costruito metà manicomio. Una vera sfida, abbiamo lavorato l’ultimo giorno per 18 ore consecutive finendo alle tre di notte, alle sette arrivarono tutti credendo che non fossimo pronti ma… sorpresa, il set era finito e bellissimo. Forse un po’ umido… Ricevemmo i complimenti di Argento, poi abbiamo avuto un gran numero di interventi per riadattare il paese Ricetto di Candelo come il paese di Passoborgo in Transilvania nell’800 descritto nella sceneggiatura.
E che dire del Castello di Montalto D’ora, un intero castello per il conte Dracula, gli interni erano tutti bianchi e li abbiamo ritinteggiati,e tolti tutti gli anacronismi, poi sempre sotto al castello abbiamo costruito l’esterno del cimitero con l’ingresso della cripta e una stazione ferroviaria con alle spalle un grande bluescreen, ancora le stanze di Mina e Lucy, con relativi corridoi completamente ricostruite con una serie di cambi scena da effettuarsi in tempi tra i 10 e i 15 minuti, e tanto altro….

7. Puoi rivelarci qualche curiosità nata sul set?

Sai ti sembrerà strano ma io sul set in questo film ci sono davvero andato poco, giusto il tempo di controllare al monitor 3D se ci fossero, giusto perché con il 3D è meglio sfruttare al massimo la profondità di campo creando più quinte ed ambienti spaziosi, in modo che l’occhio possa cogliere e apprezzare meglio la scenografia, cosa da tenere in considerazione in fase progettuale.
L’ultimo giorno quando abbiamo girato la stazione ferroviaria, c’era anche Asia Argento e Marta Gastini, in costume dell’800 mi sono potuto rilassare e godere tutto il set, ho potuto fare delle foto con loro ed il mio regista preferito Dario, anche se non ho avuto occasione di dirglielo lo avrà capito dal mio impegno. Ho apprezzato finalmente l’emozione del ciak d’inizio, vedere gli attori che interagiscono con ciò che avevo creato, sapendo che quello che la pellicola impressiona in quell’istante sarà per sempre. Nel pomeriggio dopo aver girato l’ultima scena con la carrozza, Dario urlò “Signori il film è finito” tra applausi ed abbracci di tutti, non sembrava vero, c’è in quel momento uno scarico di tensione notevole, uno svuotamento che ti lascia senza forze, solo allora ti rendi conto della pressione a cui sei sottoposto.

 

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